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Arte

I templi greci in Sicilia

Elenco completo dei templi greci in Sicilia

Resti greci in Sicilia

La Sicilia è ricchissima di siti archeologici greci sparsi lungo le coste, dove sorgevano le più importanti colonie Greche. I resti di quella antica civiltà sbucano nelle vie delle città siciliane avvolte (o inglobate) da edifici moderni. Al di fuori dalle città odierne si sono conservate grandi aree archeologiche dove è possibile ammirare non solo i reperti, ma anche le strade e la struttura della città, riuscendo ad immaginare il suo originale splendore.

Tra tutti i monumenti greci in Sicilia, i più simbolici sono sicuramente i templi peripteri, monumentali edifici religiosi realizzati in pietra e caratterizzati da colonne poste lungo il perimetro.

La valle dei templi di Agrigento

La valle dei templi è forse il luogo più straordinario dove poter visitare le rovine greche in Sicilia. Il nome di questo sito deriva dalla presenza di ben undici templi in ordine dorico che, insieme ad altri monumenti, creano un'area archeologica di 1300 ettari.

La colonia greca, chiamata Akragas, sorgeva a tre chilometri dal mare ed era circondata da una cinta muraria lunga più di 12 kilometri sul cui perimetro vi erano diverse porte (probabilmente dieci). Dalla mappa dell'antica città è possibile notare facilmente come i templi sorgessero vicino alle mura e dunque nel punto più esterno della città.

ricostruzione delle mura della colonia greca Akragas

Le mura seguivano il percorso naturale delle due alture su cui sorge la città, caratterizzate da alti crostoni di roccia che costituivano già di per sé una sorta di muraglia. Ancora oggi è quindi possibile vedere (in particolare da est e da sud) come i templi si ergano sul limite di questi confini naturali rendendoli visibili in tutta la zona sottostante. Su tutti spicca, meravigliosamente conservato, il tempio della concordia.

Tempio della concordia (Agrigento)

Storia

Si tratta del tempio meglio conservato della valle e di uno dei meglio conservati al mondo. Infatti, il colonnato, la trabeazione ed i frontoni sono rimasti intatti. La sua costruzione risale al V secolo a.C. e non si conosce la divinità a cui era dedicato, il nome "concordia" infatti gli è stato attribuito nel 1500 per un'errato confronto con un'iscrizione romana trovata nella zona. Il suo eccezionale stato di conservazione non è un caso: a salvarlo è stata sopratutto la trasformazione del tempio in una basilica cristiana nel VI secolo d.C. i cui segni sono ancora oggi visibili. La conversione in edificio cristiano ne ha ribaltato l'orientamento aprendo l'entrata principale a ovest, questo ha comportato l'abbattimento del muro posteriore della cella. Inoltre, lo spazio tra le colonne è stato riempito (esempio di questa operazione è il duomo di Siracusa) e ai lati della cella è sono stati aperti degli archi. Oltre a questo però, pensando ai secoli di storia (tra cui i bombardamenti della seconda guerra mondiale) che questo edificio ha attraversato, non possiamo che ritenerci estremamente fortunati nel poterlo ancora ammirare nella sua interezza.

Descrizione

Il tempio della Concordia è in ordine Dorico, esastilo (da esa-: sei, stilos: colonna) ovvero presenta sei colonne sulla parete frontale. Ai lati sono presenti tredici colonne in linea con la tipica convenzione del doppio delle colonne frontali più una. L'edificio poggia su una piattaforma (crepidioma) a quattro gradini. All'interno della cella, si sono conservate due scale che permettevano di accedere al tetto. Su ogni lato della cella si aprono sei archi che risalgono alla trasformazione cristiana. Per la risolvere il "conflitto angolare" è stata usata una soluzione ingegnosa: lo spazio tra le colonne laterali è minore mentre lo spazio tra le metope laterali è leggermente maggiore.

templio della concordia: ricostruzione dell'architettura

Tempio di Zeus Olimpio (Agrigento)

Storia

Per celebrare la vittoria nella guerra contro i cartaginesi del 480 a.C., il tiranno di Akragas Tirone decide di costruire un gigantesco tempio dedicato a Zeus olimpio (Olympieion). Il tempio è il più grande di tutta la Sicilia (112,50 x 56,30m) e Polibio (206 a.C. – 118 a.C.) ritiene che non sia secondo a nessuno tempio della Grecia nonostante non fosse completamente terminato. Secondo Diodoro Siculo, il tempio non venne mai terminato del tutto a causa dell'assedio Cartaginese del 403 a.C.

Descrizione

Sulla sua reale incompiutezza non abbiamo notizie certe, in particolare sembra che il tetto non fosse completo e lasciasse scoperta la cella centrale. Tuttavia, questo sembra in realtà dovuto alle gigantesche dimensioni del tempio che ne impedivano la completa copertura (dunque un tempio Iptero). Questa tesi sembra essere supportata dal ritrovamento di un canale di scolo nel centro del tempio. Nell'Olympieion lo spazio tra le colonne era chiuso, e nella parte frontale tra sette colonne stavano cinque enormi Telamoni, statue alte 7,65 metri uno dei quali è conservato al museo archeologico regionale di Agrigento.

Il tempio, che si ergeva su un krepidioma di cinque gradini, è oggi completamente abbattuto. Sembra addirittura che parte dei sui resti sia stato usato per la costruzione del porto di Porto Empedocle. Nonostante ciò, è ancora oggi possibile osservarne le rovine nella valle dei templi ed avere un'idea di quanto gigantesco fosse questo edificio.

Stemma della casata Vendramin

Tempio di Esculapio o di Asclepio (Agrigento)

Al contrario degli altri templi della valle, il tempio di Esculapio si trovava fuori dalle mura dell'antica Agrigento. Era meta di pellegrini che richiedevano la grazia divina per le malattie. Infatti, Esculapio è, secondo i Greci, dio della medicina il quale aveva il potere di far guarire miracolosamente da qualunque malattia.

Il tempio, dorico e di dimensioni ridotte, era stato inglobato da una casa costruitagli vicino, in quel modo lo vide Goethe che così lo descrive:

«Il tempio di Esculapio, ombreggiato da un bellissimo carrubo e pressoché murato entro una casa contadina, offre un grazioso quadretto.»

In epoca successiva, la casa fu abbattuta ed i resti originari sono ora facilmente visitabili.

Tempio di Hera o di Giunone (Agrigento)

Il tempio di Hera è considerato il gemello del tempio della concordia. Infatti la pianta dei due edifici è praticamente identica così come sono simili le dimensioni. A differenza del tempio della Concordia, quello di Hera poggia su un krepidioma di quattro gradini ed anche il suo stato di conservazione è decisamente diverso. Infatti, oggi è possibile osservarne solo il colonnato esterno, ricostruito in parte e privo di copertura. Sappiamo che il tempio subì una prima distruzione nel 403 a.C a causa di un incendio ed è stato successivamente restaurato in epoca romana.

Tempio di Atena e di Zeus Atabyrios (Agrigento)

Sulla cima è fabbricato il tempio di Minerva e di Giove Atabirio, come presso i i Rodii : che essendo Agrigento colonia di Rodo, ra­gion vuole che questa divinità abbia la stessa denomi­nazione che ha presso i Rodii.

Questa è la testimonianza dataci da Polibio a proposito di questo tempio. Come egli fa notare, questo tempio stava sulla cima del monte Girgenti a differenza degli altri templi (come si può facilmente notare nell'immagine sopra). Sulle rovine di questo tempio è oggi costruita la chiesa di Santa Maria dei Greci ubicata nel centro della città moderna. All'interno della chiesa è oggi possibile vedere i resti del tempio greco.

resto del tempio di Atena e Zeus Atabyrios (Agrigento)

Tempio di Demetra (Agrigento)

Stessa sorte è toccata al tempio di Demetra, sopra il quale è stata eretta la chiesetta di san Biagio. Questo tempio di ordine dorico non presentava il colonnato, era infatti un piccolo tempio costituito dalla sola cella rettangolare. Il tempio di Demetra si trovava sulla strada che dalla porta I proseguiva sulla strada dove sorge ora la moderna città.

Tempio di Eracle o di Ercule (Agrigento)

Il tempio di Eracle o Ercule si trovava in prossimità dell'agorà superiore e al tempio di Zeus Olimpo. Lo si incontrava sulla destra entrando dalla quarta porta, quella che collegava Akragas al porto. Questo è probabilmente il più antico dei templi nella valle ed oggi è possibile vedere otto colonne laterali.

tempio di eracle o ercule (agrigento)

Tempio di Vulcano o di Efesto (Agrigento)

Il tempio di vulcano sorge vicino alla Kolymbertra, una piscina creata da diversi corsi d'acqua ed usata sia a scopo difensivo (nella sua prossimità si "spezzava" la cinta muraria) sia come luogo di divertimento dei cittadini. Negli scavi sono state ritrovate le fondamenta di un saccello ossia un tempietto precedente sopra al quale è stato eretto poi il tempio di Vulcano. Di questo tempio rimangono solamente due colonne.

Tempio dei Dioscuri o di Castore e Polluce (Agrigento)

All'entrata della V porta troviamo invece il tempio dei Dioscuri, di cui rimangono quattro colonne poste ad angolo. Anche questo tempio era simile per struttura al tempio della Concordia.

Templi di Selinunte

Selinunte fu un'antica città greca fondata da un gruppo di cittadini provenienti da Megara Hyblea intorno al 628 a.C. e oggi in provincia di Trapani tra i comuni di Triscina e Marinella. La città prosperò grazie al vasto territorio che garantiva abbondanti scorte di grano. La colonia sorgeva direttamente sul mare e il suo territorio era diviso in tre sezioni dai due fiumi Selinos (oggi Modione) e Cotone. Nella parte centrale stava il centro abitato circondato dalle mura e verso il mare vi era l'acropoli dove si ergevano i Templi A, B C, D e O, nominati attraverso le lettere poiché le divinità a cui erano dedicati rimangono incerte. Gli altri tre templi G F e di Hera furono invece costruiti nella parte orientale (oggi vicino a Marinella). Particolarità dei templi di Selinunte, che li differenzia, per esempio, da quelli Agrigentini, è la divisione della cella in un due sezioni dove, nella più piccola stava la statua della divinità.

mappa dei templi di Selinunte

Templi A e O (Selinunte)

Questi due templi dorici stavo uno affianco all'altro nell'acropoli. Oggi sono entrambi completamente distrutti, ma dai resti si capisce che i due fossero strutturalmente uguali. Infatti, entrambi erano templi peripteri esastili e il lato lungo misurava circa 40 metri ed era formato da 14 colonne. All'interno del tempio A è stato ritrovato il simbolo della dea Tanit, ossia la dea punica della fecondità. Per risolvere il conflitto angolare, le colonne sono tutte a distanze progressivamente diverse.

La pianta dei templi dimostra la presenza di una cella più piccola all'interno del naos chiamata adyton la quale ospitava la statua della divinità. Sono inoltre presenti ai lati, subito dopo l'ingresso, le due scale a chiocciola più antiche mai rinvenute che conducevano al tetto.

Tempio B (Selinunte)

Altro tempio situato nell'agorà vicino al grande tempio C, era di piccole dimensioni (lato lungo 8,40m) ed era prostilo tetrastilo, ovvero presentava 4 colonne solo nella parte frontale del tempio. Le sue dimensioni però non devono portarci a credere che sia storicamente meno importante, infatti rappresenta un edificio ellenistico che mescola tanti stili ed eretto durante la dominazione punica della città. Tutto il tempio era rivestito da uno spesso strato di stucco colorato, conservato in parte, e grazie al quale si sono potute fare ampie ricerche sulla policromia degli antichi edifici greci che siamo abituati a pensare color della pietra, ma che in origine erano dipinti con colori vivacissimi.

Tempio C (Selinunte)

Il tempio C stupisce sia per le grandi dimensioni per le sue caratteristiche. Infatti, il tempio esastilo presenta, sul lato lungo, ben 17 colonne. Le colonne inoltre non sono tutte uguali: quelle poste ai quattro angoli hanno diametri più ampi degli altri, le scanalature vanno da 16 a 20, e l'intercolonna (ossia lo spazio tra le colonne) è variabile, sono anche prive di entasi (dimensione variabile del fusto) e sono scolpite con tamburi e altri monoliti. Ulteriore particolarità sono le quattro colonne poste davanti al pronao. Il tempio non fa eccezione rispetto agli altri della colonia e presenta l'adito nella parte posteriore della cella (naos).

Del tempio è oggi possibile vedere solo le rovine, ma gli scavi archeologici hanno portato alla luce tre metope che rappresentano la Quadriga del Sole, l'uccisione di Medusa da parte di Perseo e la conquista dei Cercopi da parte di Eracle che furono scoperte in frantumi nel 1823 e ricostruite al Museo Archeologico Regionale di Palermo, insieme a una massiccia maschera di Gorgone in terracotta policroma.

Tempio D (Selinunte)

L'ultimo tempio presente nell'agorà è il tempio D, dedicato ad Atena, posto a nord del tempio C. Periptero esastilo, misura 56 X 24 metri, con la cella con adito e prostilo pronao; le colonne, 6 X 13, sono alte 7,51 metri e hanno una varietà di scanalature. A est di esso, sono stati scoperti i resti di un piccolo tempio in antis, molto probabilmente del periodo arcaico.

Tempio E o di Hera (Selinunte)

Il più a sud dei tre templi posti sulla collina orientale, il tempio di Hera è il meglio conservato tra quelli del parco archeologico di Selinunte. A dire il vero, l'edificio è stato in parte ricostruito nel 1959 (processo chiamato anastilosi), una ricostruzione molto criticabile ma che ci permette di osservare l'intero colonnato perimetrale. Il tempio E è di notevoli dimensioni (70,18 X 27,65 m) e presenta 6 colonne sulla facciata e sul retro (esastilo) e 15 sul lato lungo. Dal pronao si salivano quattro gradini per entrare nella cella, salendo poi ulteriormente per accedere all'adito.

tempio di Hera

Sul sito sono stati trovate tracce di due templi più antichi sul quale questo tempio è stato costruito. La dedica ad Hera è stata dedotta grazie al ritrovamento di una statua femminile.

Tempio F (Selinunte)

Si tratta di un tempio con la particolarità di avere lo spazio tra le colonne chiuso da muri alti tre metri. Questa caratteristica l'abbiamo già riscontrata nel tempio di Zeus Olimpo di Agrigento ed è un modo per trasformare la peristasi (porticato tra le colonne ed il muro esterno della cella) in un ulteriore luogo di culto. Il ritrovamento di due metope fa pensare che Il tempio era forse dedicato ad Atena o Dioniso. Rispetto ai precedenti, non ha una pianta così allungata presentando infatti 14 colonne sul lato lungo.

Ad oggi è possibile riconoscerne i resti nonostante la sua pietra sia stata usata come materiale da costruzione per altre opere.

Tempio G (Selinunte)

Il tempio G di Selinunte, dedicato a Zeus, presenta delle similitudini con il suo corrispettivo di Agrigento. Anch'esso è infatti di enormi dimensioni (113,14 m. x 54,05 m) e proprio per questo, la cella non era coperta dal tetto (tempio ipetrale). Purtroppo anche le condizioni in cui versa sono simili essendo completamente in rovina. Una sola colonna, chiamata "fuso della vecchia" è stata rimessa in piedi nel 1832.

Il tempio aveva 8 colonne sui fronti, 17 sui lati e raggiungeva un'altezza complessiva di più di 30 metri. Il naos era diviso in navate da colonne e presentava sul fondo l'adito. Al suo interno è stato trovata la "Grande Tavola Selinuntina" testo importantissimo riguardante il culto della città. Il ritrovamento di tale testo in questo edificio non è strato, infatti, era comune che i templi dedicati a Zeus fungessero da archivio cittadino.

Il tempio di Segesta

Potrebbe sorprendervi sapere che includere questo tempio in questo articolo chiamato "I templi greci in Sicilia" non è del tutto corretto, infatti, Segesta fu una città Elimica e non greca. Tuttavia, il tempio è chiaramente di ispirazione ellenistica e per questo ha comunque senso includerlo in questa raccolta. L'influenza greca nella città di Segesta derivava soprattutto dall'influenza della vicina Selinunte con cui vi erano, nonostante la forte rivalità, continui scambi. Infatti, pare che per la costruzione del tempio furono proprio impiegate maestranze selinuntine e questo ne spiegherebbe l'architettura tipicamente dorica.

templi di segesta

Diversi elementi fanno ipotizzare che il tempio non fu mai terminato: nel tempio non è presente la cella e sulle pietre del basamento sono ancora presente le bugne, sporgenze lasciate nella roccia per facilitare la costruzione e poi "limate" in un secondo momento.

Di certo ciò che attira ormai da secoli i visitatori è il suo eccezionale stato di conservazione, è infatti ancora possibile ammirarne l'intero colonnato formato da 6 colonne sui lati corti e 15 sui lati lunghi e la trabeazione sovrastante.

La posizione del tempio è sorprendente: al sommo d'una vallata larga e lunga, in cima a un monte isolato e circondato da dirupi, esso domina una vasta prospettiva di terre.
Johann Wolfgang von GoetheViaggio in Italia

Templi greci a Siracusa

Siracusa, una città che diventò tanto grande ed influente da rivaleggiare con Atene stessa. A differenza dei siti archeologici appena visti, a Siracusa le rovine degli antichi greci emergono tra la città moderna e, a volte, vi si fondono insieme.

Tempio di Atena (Siracusa)

Primo e più stupefacente esempio di questa fusione è il tempio di Atena, oggi meglio conosciuto come Cattedrale Metropolitana della Natività di Maria Santissima. Il tempio è stato infatti trasformato, in più fasi, in una cattedrale cristiana con una splendida facciata barocca.

colonne laterali del tempio di Atena visibili da piazza Minerva

L'antico tempio di Atena fu eretto dal Tiranno Gerone in occasione della vittoria contro i Cartaginesi e si tratta di un tempio dorico esastilo con 14 colonne sul lato lungo. Ancora oggi è possibile osservare le colonne sia dall'interno che esternamente, da piazza Minerva posta a sinistra della cattedrale. Entrando nella chiesa si vedono anche le due colonne che stavano all'ingresso del pronao. La cella (naos), pur non presentando l'adito, aveva sul fondo un altare dedicato alla divinità. In modo simile a quanto visto nel tempio della concordia di Agrigento anche in questo caso nelle pareti laterali del naos sono stati aperti degli archi in modo da creare le tre navate tipiche delle chiese cristiane.

Grazie a questa trasformazione il tempio è rimasto eretto nel centro di Ortigia ed è possibile, se pur sotto le vesta più moderne, continuare ad ammirarne l'antico splendore.

Artemision di Siracusa

Posto a lato del tempio di Atena, si tratta dell'unico tempio in ordine ionico mai ritrovato in Sicilia. I templi ionici sono infatti caratteristici dell'Asia minore, ma essendo Siracusa una meta tanto importante per i traffici del mediterraneo, è facile immaginare come siano potute convergere dentro le sue mura diverse colture e diverse influenze artistiche. Il tempio non fu probabilmente mai terminato dato che pare che con la salita al potere di Gerone, questi preferì far costruire un tempio dorico a fianco (il tempio di Atena appunto).

Particolarità dei templi ionici sono le colonne con i capitelli a due volute, inoltre una caratteristica presente all'artemision di Siracusa è una fascia liscia sulle colonne frontali, fascia che ospitava in origine dei bassorilievi. Dell'artemision non rimane oggi che qualche resto non visibile dall'esterno.

Tempio di Apollo (Siracusa)

Sempre sull'isola di Ortigia, centro storico della città, sono presenti le rovine del più antico tempio dorico della Sicilia. Il tempio di Apollo, costruito nel VI secolo a.C. Si tratta di un tempio dalle caratteristiche simili a quelli già visti a Selinunte, essendo particolarmente allungato (6 colonne X 17) e presentando l'adito all'interno della cella. Inoltre presenta un doppio colonnato nella parte frontale e la cella è divisa in tre navate da due file di colonne.

Durante i secoli il tempio ha subito numerose trasformazioni: è stato una chiesa bizantina, una moschea, una chiesa cattolica ed infine è stato inglobato in abitazioni. Solo grazie agli scavi guidati da Paolo Orsi i resti originali del tempio sono tornati alla luce e si possono oggi ammirare in piazza Emanuele Pancali.

Tempio di Zeus (Siracusa)

Il tempio di Zeus a differenza dei tre templi siracusani visti in precedenza, non si trova a Ortigia, ma è anzi collocato in una zona piuttosto periferica della città. Questo tempio è il secondo più antico della città ed aveva un colonnato formato da 6 colonne frontali per 17 laterali tutte monolitiche (ossia formate da un unico blocco di pietra). Come il tempio di Apollo, anche questo presentava il doppio colonnato frontale e l'adyton.

Il tempio svolgeva, come era norma per i templi dedicati a Zeus, il ruolo di archivio della città e per questo conservava importanti documenti riguardanti la cittadinanza. Vista la sua posizione al di fuori della città, fu ripetutamente saccheggiato da ateniesi, cartaginesi ed infine dai romani.

Oggi il sito non è facilmente visitabile e sono presenti solamente due colonne, le altre sono state, secondo Jean-Pierre Louis Laurent Houël, distrutte dei contadini per meglio arare il campo:

I proprietari del campo dove sono le rovine del tempio di Giove, hanno distrutto completamente sia le colonne sia i capitelli che stavano rovesciati per terra: li hanno distrutti e prelevati per costruire capanne e per arare più facilmente il terreno. Hanno preferito il piccolo beneficio di poche manciate di spighe, alla conservazione di queste rovine antiche per le quali non hanno rispetto.

Conclusione

Come abbiamo visto, tutta la Sicilia conserva un inestimabile patrimonio di monumenti greci. In questo articolo abbiamo provato a creare una lista più inclusiva possibile, ma siamo comunque stati costretti a tralasciare alcuni piccoli templi su cui abbiamo meno informazioni. Agrigento, Selinunte, Siracusa, Segesta sono tutte città che testimoniano lo splendore di un'antica cultura che ha conquistato prima le coste del mediterraneo ed inseguito ha influenzato enormemente la società romana ed arrivando fino a noi.

I templi non sono altro che il più celebre simbolo di quella cultura, cultura che i coloni greci portavano con sé oltremare trasformando le colonie in città non meno importanti di quelle in madrepatria.

Oggi, nonostante spesso possiamo solo immaginare il loro originale splendore, riescono ancora a stupirci e meravigliarci.

Scritto da Stefano Vivaldini
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