5 uomini etruschi che banchettano in posizione reclina

Banchetti etruschi

Una pratica fondamentale per i popoli dell’Etruria

Sin dall’antichità gli Etruschi, un popolo sviluppatosi nell’Italia centrale tra l’VIII e il III a.C., erano conosciuti per l’agiatezza della vita che conducevano e per i suntuosi banchetti che erano soliti organizzare. Purtroppo, a causa dello stato frammentario in cui versa la tradizione, non siamo in grado di ricostruire in modo completo e sicuro le modalità di svolgimento e le funzioni di questo tipo di pratichei. Tuttavia, attraverso alcune testimonianze iconografiche e letterarie giunte fino a noi (soprattutto di tipo funerario) riusciamo per lo meno a farcene un’idea.

Banchetti e Simposi

Sembra che gli Etruschi conoscessero due diversi tipi di banchetto: i banchetti veri e propri e i Simposi, sostanzialmente dei festini enoici. Durante i primi i convitati mangiavano e bevevano stando sdraiati su dei lettini imbottiti dotati di un solo bracciolo, che ricordano i klinai del tradizionale Simposio greco; durante i secondi, invece, i commensali stavano seduti per terra o sopra a delle stuoie.

Troviamo una testimonianza di questo secondo tipo di banchetti in un’urna cineraria proveniente da Montescudaio, presso Volterra. In realtà, la consuetudine di stare distesi si sviluppò soprattutto a partire dal VI secolo a.C., proprio per imitazione dei banchetti greci.

I posti a sedere erano posizionati lungo le pareti della stanza, in modo che tutti i commensali riuscissero a stare gli uni di fronte agli altri. Il cibo veniva servito da alcuni schiavi su tavolini bassi a tre gambe che erano posizionati di fronte ad ogni invitato.

Cibi e bevande

Le tavole dei banchetti etruschi erano sempre ricche di alimenti provenienti da varie parti del mondo. Trattandosi di un popolo molto abile nel commercio, che intrattenne scambi proficui con le popolazioni della Fenicia, del Nordafrica e della Spagna meridionale, queste feste non erano mai prive di articoli esotici.

Un cibo fondamentale era la carne animale: sembra ci fossero manzo, agnello, maiale, cervo, cinghiale, lepre e selvaggina. Oltre al pesce e ai frutti di mare, venivano serviti olive, zuppe di cereali, focacce, verdure, ortaggi, frutta, uova, frutta secca. I piatti venivano poi insaporiti con erbe, menta, miele, aceto, pepe e altre spezie.

Una presenza fondamentale era senza dubbio quella del vino, tanto che lo storico romano Tito Livio descrive così l’élite etrusca:

«[trascorrevano] la maggior parte del tempo libero sollazzandosi con intrattenimenti della più sfarzosa guisa».

Intrattenimenti: musica e giochi

Durante i banchetti etruschi c’erano anche molteplici intrattenimenti: i musici suonavano i cheli, strumenti simili alle lire, nacchere e flauti ad ancia doppia. Per quanto riguarda i giochi, alcuni tipici del simposio greco giunsero anche in Etruria, come il kottablos: un gioco che consisteva nel tentare di colpire un bersaglio con i fondi di vino rimasti nella propria coppa.

Banchetti etruschi e banchetti greci

Oltre ai giochi, i banchetti etruschi subirono l’influenza di quelli greci anche per quanto riguarda l’utilizzo degli accessori: i convitati stavano sdraiati su letti con coperte e cuscini ricamati, bevevano da coppe di stile ellenizzante, il vino veniva conservato in anfore e crateri, ai partecipanti venivamo poste sul capo delle ghirlande.

Tuttavia, vi erano alcune differenze tra i banchetti greci e i banchetti etruschi: per esempio, gli invitati ad un simposio in Etruria a partire dalla fine del VI secolo a.C. potevano essere anche di sesso femminile. Tra l’altro, mentre le poche donne ammesse ai simposi greci erano intrattenitrici e prostitute, quelle dei simposi etruschi erano di libera condizione e facevano parte della famiglia.

busto di Catullo
Nonostante i banchetti etruschi riguardassero solo una piccola fetta della popolazione, in quanto erano riservati soltanto alle classi sociali più elevate, si diffuse tra i romani la convinzione che gli etruschi non facessero altro che mangiare e bere. Addirittura, il poeta Catullo nel carme XXXIX delle sue Nugae parla dell’obesus etruscus, l’etrusco obeso.

Banchetti funebri etruschi

Il banchetto etrusco è strettamente connesso alla religione e al culto dei morti. I defunti, infatti, molto spesso venivano raffigurati mentre banchettavano, in modo da stabilire una sorta di continuità tra vita terrena e vita nell’aldilà. Per tale ragione, i sarcofagi intendevano rappresentare dei veri momenti di vita quotidiana, tanto che, come ha scritto l’archeologo Mario Ersamo:

Camminare in una tomba con i sarcofagi/ritratti disposti di fronte all’entrata [...] suscitava l’effetto di trovarsi in mezzo a una sala dov’era in corso un banchetto e interrompere una cena e una conversazione già in essere, e che gli abitanti della tomba si stavano pienamente godendo.

Per citare un noto esempio iconografico, nel dipinto della Tomba di Golini I ad Orvieto abbiamo la rappresentazione di un vero e proprio banchetto funebre: le precedenti generazioni della famiglia sono rappresentate mentre fanno festa con il defunto che li ha appena raggiunti.

La funzione sociale dei banchetti etruschi

Dal momento che le fonti di cui disponiamo per la ricostruzione della pratica conviviale sono soprattutto di tipo funerario, non possiamo sapere con esattezza quale fosse la funzione dei banchetti etruschi.

Sicuramente, però, fornivano un’occasione per ostentare la nobiltà e l’importanza delle famiglie più potenti della comunità, i cui membri erano solitamente distinti in modo chiaro dai servitori e dalle persone di condizione inferiore tramite le differenze di scala.

Inoltre, i banchetti etruschi sembra rispondessero alla necessità politica dei governanti di elargire un po’ di felicità tra la popolazione, in modo da tenere alto l’umore dei governati.

Testimonianze iconografiche

Vista l’importanza che i banchetti etruschi rivestivano all’interno della società, questi divennero uno dei motivi più frequenti nell’arte etrusca. Citiamo, per esempio, gli affreschi della tomba del Colle, attualmente conservati al Museo Nazionale Etrusco di Chiusi, dove i personaggi raffigurati sono intenti a bere durante un Simposio.

La Tomba dei Leopardi, che fa parte degli affreschi delle Tombe di Tarquinia, ci testimonia un simposio animato da musicanti. Nella Tomba degli Scudi possiamo vedere una coppia di marito e moglie che banchetta condividendo un’unica klíne davanti alla quale è apparecchiato un tavolino colmo di vivande.

I curatori del Museo Archeologico di Chianciano Terme hanno ricostruito, invece, una sala di un’abitazione etrusca allestita per un banchetto, con tanto di klínai e tavolini imbanditi.

Pitture parietali della Tomba del Colle, 470 a.C.
Pitture parietali della Tomba del Colle, 470 a.C.

Testimonianze letterarie

Oltre alle fonti iconografiche, possediamo alcune fonti letterarie molto preziose che ci permettono di gettare un po’ di luce sulla pratica dei banchetti etruschi. Per esempio, un testo di Diodoro Siculo rende bene l’idea della ricchezza e sfarzosità di questi banchetti:

Preparano due volte al giorno tavole sontuose e tutte le altre cose appropriate a un lusso eccessivo, allestendo banchetti con biancheria e ricami colorati, coppe d’argento di vario tipo, ed hanno pronto e a disposizione un numero non piccolo di domestici per servirli, alcuni di questi ultimi di straordinaria avvenenza, mentre altri sono adorni di vesti più sontuose di quanto spetterebbe alla loro condizione di servi.