Indice · Introduzione · La metrica e la sua terminologia · Il verso e la strofa · Metro, ritmo, prosodia · Forme metriche regolate, libere,
mescolate
· Generi poetici e forme metriche:
forme liriche e forme discorsive
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Introduzione alla metrica della poesia

Quando si parla di metrica la prima impressione in merito è quasi sempre quella di un noioso approccio tecnico, svilente nei confronti di quella che è la bellezza artistica di una poesia.

Eppure studiare e applicare la metrica ai testi in lettura risulta fondamentale se li si vuole apprezzare nella loro interezza: ignorare l'aspetto metrico priva infatti del totale possesso di una composizione allo stesso modo di ciò che accade quando di essa non se ne conosce la lingua, l'autore o il contesto storico-culturale. Sarà utile, anzi, sottolineare a tal proposito che la metrica, in quanto parte integrante della cultura poetica, non può essere affrontata come realtà separata dalla storia, ed è in virtù di questa interconnessione fra gli elementi citati che si rende necessaria la divulgazione di un argomento volentieri ignorato.

💡 Lo sapevi? Il primo ad occuparsi di metrica, nella storia, fu Damone, attivo ad Atene nel V sec. a. C. Segue, per importanza, Cesio Basso (I sec. d. C.) con il suo celebre trattato De metris. Per la metrica italiana il merito va invece ad Antonio da Tempo (fine XIII sec.-?), che nel 1332 pubblicò il Summa artis rytmici vulgaris dictaminis.

la poesia, livre des arts, poëzie

La metrica e la sua terminologia

La metrica è un fatto tecnico, e come tale possiede un suo lessico settoriale, costituito da termini specifici che è bene conoscere. Forse cosa sia un verso o una strofa, una sillaba o una rima sono probabilmente informazioni già presenti nelle coscienze culturali di molti. Ma che cosa si intenda quando si parla di prosodia, della differenza fra metro e ritmo, della categorizzazione delle forme metriche e della loro distinzione dai generi poetici, o di come metro e sintassi entrino in rapporto fra loro sono, tutte insieme, nozioni senza dubbio poco o per niente note.

Il verso e la strofa

Si potrebbe definire il verso come l'unità di base, o meglio, l'unità minima sulla quale si costruisce un discorso poetico che possa dirsi compiuto.

A seconda poi della dimensione spazio-temporale nella quale un testo analizzato si colloca, esso può anche descriversi - più semplicemente - come una serie di sillabe costruita secondo regole precise (se si guarda a ciò che avviene in gran parte della tradizione letteraria) o liberamente elaborata ma presentata e percepita al e dal lettore in qualità di verso perché la concezione culturale del momento lo permette (ed è ciò che si verifica con la versificazione libera nel Novecento).

Un insieme di versi compone invece una strofa, misura di base dell' organizzazione versale di un testo poetico.

Come le singole sillabe, anche i versi seguono determinati codici di raggruppamento, i quali variano dalla riproduzione di uno schema di rime ben preciso (come nel distico, i cui versi risultano accoppiati per rima baciata - AABBCC…) a quella di una specifica sequenza di metri (ad esempio nella strofa saffica, composta sistematicamente di tre endecasillabi e un quinario), per arrivare alla combinazione di questi due elementi (come l'ottava rima, che impiega endecasillabi rimati ABABABCC) o - nella versificazione libera - ad una modulazione totalmente affidata all'arbitrio stilistico dell'autore (per cui le strofe saranno unità riconoscibili come tali solo dallo stacco grafico che il poeta interporrà fra di esse).

Al di là di queste casistiche, per convenzione, si parla però di forme strofiche solo in riferimento a quelle tipologie organizzative fondate su un utilizzo regolare di un esclusivo schema rimico, su una peculiare sequenza di versi e su una esatta coincidenza fra sintassi e metro (il discorso poetico deve necessariamente concludersi in prossimità della fine della strofa, in un insieme autonomo).

Il termine "verso" proviene dal latino versus, a sua volta derivato dal verbo vertĕre, "volgere". Stessa cosa per "strofa", dal latino tardo stropham, calco dal greco strophé (voltato, evoluzione), derivato di stréphein, "volgersi". Quando, infatti, si legge o si scrive un verso o un'intera strofa, al termine di entrambi l'occhio e la mano 'si voltano' per tornare all'origine della riga e proseguire con il verso o la strofa successivi.

penna

Metro, ritmo, prosodia

Spesso confusi fra loro, il metro e il ritmo sono due aspetti diversi ma complementari del discorso poetico.

Partendo da un esempio pratico con il sonetto, ciò che di esso riguarda il piano del metro sarà la misura e il numero di versi, l'organizzazione in gruppi strofici, l'impiego di determinati moduli rimici; in termini di ritmo si guarderà, invece, alla disposizione delle sillabe toniche e atone (quindi degli accenti), alla ricorrenza di determinati suoni all'interno dei versi o in sede di rima, all'andamento dettato dagli a capo che dividono versi e strofe.

Si deduce, quindi, che se il metro si configura come fatto concreto in quanto relativo a tutti quegli aspetti normativi del canone formale, il ritmo è più un fatto astratto, legato alla dimensione del tempo lungo il quale la poesia si sviluppa per suono e movimento.
Tutto ciò che concerne il metro descrive le strutture testuali della poesia, le cosiddette forme metriche. Al di sotto di questo 'livello superiore' si collocano i tratti ritmici, riconducibili all'insieme generale chiamato prosodia.

Forme metriche regolate, libere, mescolate

Sono numerose le impostazioni formali mediante le quali è possibile comporre un testo poetico, e lo saranno ancor di più se si pensa che ognuna di esse tende a modificarsi a seconda dell'uso che ne fa l'autore, moltiplicandosi in altrettante varianti caratteristiche di ogni epoca.
Sarà dunque necessaria una direttiva ordinatrice autorevole. Ad offrirla è Pietro Bembo, uno dei più importanti codificatori della lingua italiana: egli, infatti, nelle sue celebri Prose della volgar lingua, suddivide le forme metriche in regolate, libere e mescolate.

💡 Lo sapevi? Pietro Bembo (1470-1547) è stato un cardinale e umanista italiano, noto soprattutto per il suo contributo normativo alla lingua italiana (scritta) formulato nelle (titolo intero) Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua, pubblicate nel 1525: in esse propone come modello per la scrittura prosastica il Boccaccio, mentre per quella in versi Petrarca, rifiutando Dante perché troppo compromesso da un'eccessiva varietà di registri e lessici.

Le forme regolate possiedono una struttura fissa, appunto dettata da regole ben definite, non rispettate le quali esse perderebbero la loro identità metrica. Un esempio relativo è la terza rima, costituita rigorosamente da endecasillabi ordinati per gruppi di tre dalla rima incatenata (ABA BCB CDC…).

Le forme libere seguono l'inventiva personale dell'autore, il quale dispone versi e rime senza rifarsi ad alcun vincolo, e in strofe non minimamente riconducibili a moduli canonici condivisi. Un caso esemplare è il madrigale cinquecentesco, in singole brevi strofe in cui endecasillabi settenari e rime si collocano diversamente di volta in volta.

Le forme mescolate sono solo parzialmente sottoposte a delle regole, al di là delle quali tutti gli aspetti esterni ad esse risultano variabili. Paradigmatici, in questo senso, sono la canzone petrarchesca (fissa nello schema metrico-rimico ma cangiante nel numero delle strofe) e il sonetto (costante sul piano metrico-strofico ma aperto a diversi schemi rimici).

San Girolamo nello studio - Antonello da Messina

Generi poetici e forme metriche: forme liriche e forme discorsive

Come si parla di generi romanzeschi (storico, giallo, rosa ecc.), così anche la poesia si distingue per generi poetici, formando un suo repertorio parallelo e complementare a quello metrico appena visualizzato, col quale si interseca fittamente. Ma il loro rapporto non è simmetrico: se ogni genere, infatti, opera una scelta ristretta di forme metriche, al contrario queste si prestano a numerose tipologie poetiche, ospitando così una quantità alquanto vasta di materie ma sempre all'interno di uno stesso contenitore formale.

Si individuano, per questo aspetto, le due categorie di forme liriche e forme discorsive. Con le prime si fa riferimento a quelle forme metriche più o meno 'brevi', dotate di una loro compattezza stilistica e tematica e quindi per lo più legate ad un lessico ricercato e poeticissimo (ricco di figure retoriche, teso ad una forte espressività) e ad un insieme circoscritto di argomenti come l'amore, la morale, la politica, cui si aggiungono le composizioni d'occasione o d'intrattenimento. Sono forme liriche la canzone e tutte le sue varianti, il sonetto, la ballata, il madrigale.

💡 Lo sapevi? L'aggettivo 'lirico' associato a queste tipologie metriche rimanda alla loro originale destinazione musicale. Se però, in merito, la questione relativa al rapporto fra poesia e musica nella tradizione dei trovatori provenzali e dei trovieri francesi è ormai abbastanza appurata, ancora controversa e discussa rimane per la Scuola Siciliana e per la prima produzione poetica toscana.

Con le seconde, invece, si indicano solitamente le forme metriche 'lunghe', nelle quali trovano spazio narrazioni epiche o disquisizioni didascaliche (i cosiddetti poemi). In proposito sono da menzionare la terza rima, l'ottava rima, le quartine di settenari alessandrini, oppure le sequenze di distici a rima baciata o di endecasillabi sciolti.

Scritto da Vincenzo Canto
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