Indice · La musica alla corte di Re Sole · La ricerca di un'identità culturale
francese
· La carriera di Lully a corte · La nascita della Comédie ballet e della Tragédie lyrique · La musica durante la giornata
di Luigi XIV
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Storia della Musica

La musica alla corte di Re Sole

Danze e rituali nella Versailles di Luigi XIV

Nel 1643 il Re Luigi XIII muore e gli succede il figlio Luigi XIV con un piccolo problema: egli aveva solo 5 anni e quindi al suo posto governarono la madre Anna d'Austria e il Cardinale Giulio Mazzarino. Mazzarino era un italiano che aveva servito la corte di Antonio Barberini a Roma dove aveva visto allestire le opere italiane come il sant'alessio di stefano landi. Giunto in Francia, divenuto cardinale e poi primo ministro, fece rappresentare varie opere italiane alla corte di Parigi che, nonostante fossero state francesizzate, non ottennero un grande successo per motivi soprattutto politici.
Qui arriviamo al centro della questione: la Francia voleva costruire un'identità culturale forte e che non fosse influenzata dallo stile dell'opera italiana anche se, alla fine, non ci riuscirà.

ritratto di Luigi XIV, Re Sole

La ricerca di un'identità culturale francese

Le caratteristiche inaccettabili dell'opera italiana per i francesi erano: il testo incomprensibile, la struttura che non rispettava i canoni aristotelici, la mancanza dei balletti e per questo una conseguente attenzione verso la melodia rispetto al ritmo. La cosa che più scandalizzava i francesi era la presenza dei castrati che regnavano nei teatri europei. Per tutti questi motivi, quando nel 1648 scoppiò la prima fronda in cui i parlamentari si ribellarono contro il governo di Mazzarino che voleva accentrare tutto il potere su di se, molti di quegli artisti italiani furono costretti a scappare o furono imprigionati. Qualcuno però riuscì a restare: due anni prima era giunto in Francia un giovane fiorentino che era stato assunto alla corte della gran mademoiselle Anne Marie Louise duchessa di Montpensier per aiutarla a praticarla il suo italiano. Questo ragazzo sapeva suonare la chitarra, il violino e aveva ricevuto una discreta formazione musicale, stiamo parlando di Giovanni Battista Lulli, meglio conosciuto come Jean Baptiste Lully.

La carriera di Lully a corte

Nel 1652 terminò la fronda e Lully venne assunto alla corte di Luigi XIV. A quell'epoca però egli si era distino più come grande ballerino e violinista piuttosto che come compositore. Ma a dire il vero, l'anno prima aveva svolto il suo primo incarico da compositore per un balletto scritto in occasione della visita di Carlo II d'inghilterra alla gran mademoiselle, scritto per intrattenere i più importanti esponenti della fronda contro Luigi XIV. Tuttavia su questo il Re Sole chiuse un occhio.

Dunque, per le sue doti di ballerino e violinista, Lully viene assunto a corte nel 1652, anno in cui termina definitivamente la fronda. L'anno seguente, nella corte del Re, che a quel tempo era ancora a palazzo reale nel cuore di Parigi, fu organizzato un evento magnifico: "Le Ballet royal de la nuit", un grande balletto formato da ben 45 entrer e con scenografie di Giacomo Torelli, un altro italiano alla corte del Re famoso per le sue favolose macchine sceniche.

In questa occasione il Re, vestito con il celebre abito di scena, ballò impersonando il sole, simbolo che diventò l'emblema del suo regno. Anche Lully prese parte allo spettacolo come ballerino e attore.

Re Luigi XIV vestito a sole

Negli anni successivi furono organizzati altri grandi balletti alla corte in cui Lully partecipò non solo come ballerino ma anche come compositore. Il primo balletto interamente composto da lui fu "L'amour malade" del 1657. Però, quattro anni dopo il cardinale Mazzarino morì e Luigi XIV prese finalmente il potere senza dover nominare nessun primo ministro, creando così la monarchia assoluta più lunga della storia.

La vicenda di Lully si concluse con un progressivo disinteresse nei suoi confronti dalla parte del Re, dato che questi non riusciva più a tollerare le relazioni omosessuali di cui il compositore non faceva segreto.
La sua morte fu molto tragica: stava provando il suo Te Deum quando si colpì il piede con un bastone di ferro che utilizzava per dirigere. La gamba andò in cancrena e questo lo portò alla morte.

La nascita della Comédie ballet e della Tragédie lyrique

Luigi XIV credeva nell'ideale neoplatonico che vedeva la musica come un mezzo in grado di creare un'identità nazionale. Luigi voleva considerare uno stile francese che lo glorificasse e che si allontanasse dall'opera italiana che aveva ormai conquistato l'europa, ma ironia della sorte, il suo più grande alleato in questo fu proprio l'italiano Lully. Per questo il Re fece incontrare a Lully il commediolografo Moliere così nel 1663 nacque il genere francese per eccellenza: Comédie ballet. Si tratta di una commedia recitata in cui sono presenti anche musica e danza. A dire il vero, Lully due anni prima aveva già scritto una corrente per una commedia di Molier, tuttavia, la differenza è che nella comédie ballet il balletto è parte integrante della narrazione. Questo incontro fu particolarmente fortunato, tant'è che i due Baptiste misero in scena ben 14 comédie ballet.

Ma la vera rivoluzione fu quando nel 1671 a Parigi l'opera fu aperta al pubblico con la rappresentazione di un'opera di Robert Cabré che fu un grandissimo successo. Sfortunatamente per lui però, gli altri due soci scapparono con l'incasso e non gli fu possibile pagare gli orchestrali. Lully ebbe l'intuizione di assolvere i debiti dell'orchestra in cambio della concessione del teatro che ottenne dal Re. Da questo momento Lully avrebbe dedicato la sua vita al melodramma e grazie a lui nacque la Tragédie lyrique ovvero la versione francese dell'opera. E' a questo punto si compie pienamente la volontà di Re Luigi, di avere un'opera squisitamente francese che si opponesse a quella italiana. La tragédie lyrique poi aveva un ruolo politico molto importante, il Re ne prevedeva il totale controllo tant'è che l'opera, prima di essere presentata al pubblico, veniva eseguita a corte. Inoltre, il Re aveva concesso al suo fedele compositore il monopolio dell'opera: chiunque volesse produrre o pubblicare un'opera, avrebbe dovuto acquistare la licenza da Lully. Così l'opera francese divenne l'ennesimo strumento di propaganda con cui tessere le lodi del sovrano ed ostentare tutta la magnificenza del regno.

Seguendo questa stessa idea, nel 1682 il Re fece spostare tutta la sua corte da Parigi a Versailles, nella famosissima reggia. Questo fu un modo per accentrare tutta l'attenzione su di sè, in modo che tutti i nobili, abitando in quel fantastico palazzo, ruotassero attorno a lui proprio come i pianeti ruotano attorno al sole. A Versailles si compì definitivamente la "deificazione" del Re.

La musica fu talmente tanto importante per il Re che egli stesso si premurava di selezionare personalmente i musicisti secondo una selezione divisa in tre prove al termine delle quali il Re riceveva il candidato nel salone della guerra comunicandogli personalmente di essere stato ammesso o, in caso di non ammissione, lo consolava dicendo di continuare a praticare.

La musica durante la giornata di Luigi XIV

Il Re veniva svegliato alle 8 in punto e, dopo vari riti tra cui la vestizione e la seggetta(ovvero l'espellazione dei bisogni corporali a cui assistevano sentendosi molto onorati tanti nobili vicino al sovrano).
Alle 10 a messa dove la Musique de la capelle intonava i grand e petit motet: composizioni sacre cantate dal coro ed accompagnati da una grande orchestra.

Alle 13 il Re mangiava nel suo appartamento, sempre circondato da molti spettatori, infatti nessuno sedeva a tavola e nessuno mangiava. Il pranzo seguiva un rituale specifico in cui la musica era offerta da una formazione ridotta dei musicisti della cambre, l'intero organico della cambre (camera) era composto dai tradizionali ventiquattro violini del Re ai quali si aggiungevano flautisti, liutisti e cantanti e tutt'insiemi suonavano per i balletti e i grandi eventi.
Il sovraintendente della musica da camera fu per tantissimi anni proprio Lully.

Nel pomeriggio il Re si dedicava ad una passeggiata nel parco o, molto spesso, al suo passatempo preferito: la caccia.

Ovviamente non può mancare una formazione dedicata alla musica per la caccia: questa era chiamata l'écurie ossia la scuderia, composta da soli fiati: trombe, corni, fagotti, e oboi. Ma l'écurie suonava anche in occasioni di grandi ricevimenti all'aperto, nelle parate e nei caroselli. Durante tutto l'inverno la sera si organizzavano balli e giochi negli appartamenti privati in cui i musicisti della cambre suonavano per tutta la sera, a volte mettendo in scena anche atti tratti dalle opere più di moda in quel momento.
Nelle serate estive invece ci si dilettava con feste all'aperto e con gite sui battelli nel Gran Canal, in queste occasioni, essendo all'aperto, suonava invece l'écurie. Alle 10 poi c'era una cerimonia solenne: la cena. Questa volta alla tavola erano ammesse le dame favorite dal re, senza però mangiare. Qui, la formazione dei musicisti della cambre suonava al completo e la magnificenza di questo evento è testimoniata dalle sinfonie per la cena del re di Michel-Richard de Lalande.

Verso la mezzanotte era l'ora di andare a dormire e qui il Re aveva la possibilità di ascoltare musica privatamente. Solitamente suonava un trio, come testimoniato dalle sinfonie in trio di Lully.

Quando però Luigi XIV era malato, si ritirava in camera presto e chiedeva che venisse il chitarrista Robert de Visée a suonare per lui. Il Re, infatti, adorava particolarmente la chitarra: strumento che gli era stato insegnato fin da giovane da Francesco Corbetta.

Ritratto di Robert de Visée che suona una chitarra antica

Il non ordinario
Oltre la quotidianità però vi erano le grandi cerimonie, dopotutto Versailles era stata pensata fin da subito come un enorme parco dei divertimenti per distrarre i nobili dalle rivolte ed evitare nuove fronde.
Già nel 1664, e cioè ben prima di trasferirvi la corte, nei giardini incompiuti di Versailles, si tenne una grande festa di tre giorni chiamata "Les Plaisirs de l'Ile Enchantée" (I piaceri dell'isola incantata). Il tema dei tre giorni era la magia e la grande protagonista era la musica. I balletti erano rappresentati in scenografie magnifiche di cui abbiamo testimonianze in alcune stampe. In particolare l'ultimo giorno per la rappresentazione del balletto del palazzo di Alcina fu trasformata la grande rotonda in un lago con tre isole in cui vi erano i musicisti.
Alcina apparve da dietro una roccia portata da un enorme mostro marino, accompagnata da due ninfee su balene e si avvicinò al palazzo che si aprì mostrando quattro giganti e quattro nani. Alla sesta entrer, Ruggero, aiutato dalla maga Melissa nei panni di Atlas, con la sua bacchetta magica distrusse l'incantesimo e la distruzione del palazzo fu rappresentata da magnifici fuochi d'artificio.

rappresentazione dei fuochi d'artificio al teatro di Luigi XIV

Ma nel 1674 vi fu spazio anche per la rappresentazione dell'Alceste una tragédie lyrique di Lully che ebbe un enorme successo a corte. In quest'opera vi cantò il Antonio Bagniera (noto come il Signor Antonio), questo era un cantante particolarmente apprezzato per la sua voce e, avendo timore di perdere il suo favore a corte, crescendo si fece volontariamente e segretamente castrare.
Quando fu chiara la sua condizione il Re lo licenziò, non accettando un tale abominio che era invece normale nell'opera italiana.
Il signor Antonio però riuscì successivamente a farsi riammettere a corte, d'altre onde non poteva fare nient'altro, era un omino di un metro e trenta, particolarmente brutto, ma apprezzato per la sua magnifica voce.


Grazie a questi grandi eventi la corte del Re sole era vista in tutta Europa come un modello inarrivabile e, tutto ciò che era francese, dettava la moda. Ecco che Luigi XIV era riuscito ad accentrare su di sé non solo il potere politico ma anche quello culturale, estendendo i confini oltre la nazione che governava. Per questo, come abbiamo visto, la musica fu fondamentale.

Il Re morì all'eta di 77 anni sopravvivendo a tutti i propri figli e lasciando il regno nelle mani del suo pronipote. Ma la sua identità musicale, impersonata nella figura di Lully, continuò a regnare per tutto il Settecento.

Scritto da Stefano Vivaldini
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